Tarlo asiatico - Comune di Seriate (BG)

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TARLO ASIATICO Un pericolo per il nostro ambiente

Quest'insetto di origine asiatica si nutre di legno. Dopo essersi insediato in un albero, si riproduce velocemente e ne divora l'interno.

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840.000.001 (solo da telefono fisso, costo 1 scatto alla risposta)
02.69.96.70.01 (da cellulari, costo in base all'operator telefonico)
tarloasiatico@regione.lombardia.it

Il tuo contributo può salvare molte piante della Lombardia. Per saperne di più: www.agricoltura.regione.lombardia.it

Generalità

Organismo nocivo: Anoplophora

Nome comune: Tarlo asiatico.

Posizione sistematica: Coleottero della famiglia dei Cerambycidae.

Origine: originario dell'Asia, Cina, Corea, Giappone, Taiwan.

Normativa: la specie è considerata da quarantena in base alle leggi fitosanitarie comunitarie e nazionali.

Primo ritrovamento: in Italia è stato rinvenuto per la prima volta nel 2000 a Parabiago, comune lombardo a nord di Milano.

Biologia

Adulto: è di colore nero con macchie bianche sul dorso. Le antenne hanno segmenti alternati nero bluastri e bianchi. Il maschio supera i 25 mm di lunghezza ed ha le antenne lunghe 2 volte il corpo, la femmina invece misura 35 mm con antenne poco più lunghe del corpo. Entrambi gli individui sono dotati di buona capacità di volo.

Uovo: è di colore bianco crema, raggiunge i 5 mm di lunghezza; ha una forma allungata, simile ad un chicco di riso.

Larva: è senza zampe, di colore bianco crema con capo brunastro leggermente appiattito, a maturità può raggiungere i 45-55 mm di lunghezza. Le larve possono restare all'interno della pianta ospite per uno o due anni prima di concludere il ciclo e trasformarsi in coleotteri adulti.

Ciclo: gli adulti di tarlo asiatico in Lombardia si possono vedere indicativamente dall'ultima decade di maggio sino a fine agosto; appena fuoriusciti dalla pianta ospite si accoppiano e si dirigono verso la chioma per alimentarsi a spese della corteccia dei giovani rametti.
I maschi sfarfallano per primi e hanno una vita più breve, circa 25 giorni, mentre le femmine hanno vita più linga, oltre i 40 giorni e si possono rinvenire sino a fine estate.
Le femmine conservano le uova fecondate in un'ovisacca ed ovidepongono sotto la corteccia in prossimità del colletto e sulle radici affioranti. In caso di forti attacchi le uova possono essere deposte anche sul tronco e sui rami. Ogni femmina è in grado di deporre oltre settanta uova incidendo con le mandibole la corteccia e deponendo ogni uovo singolarmente.
Le larve scavano gallerie di alimentazione nel legno delle radici e del fusto. Le gallerie inizialmente superficiali, in seguito si approfondiscono con andamento generalmente basipeto. L'attività viene interrotta nei mesi più freddi per riprendere la primavera successiva. Giunte a maturità le larve si dirigono verso la parte esterna del tronco e delle radici fino a ridosso della corteccia. In questa fase la larva si trasforma in pupa. Quindi l'adulto erodendo con le mandibole l'ultimo diaframma della corteccia fuoriesce dalla pianta.
I fori di sfarfallamento hanno un diametro di circa 1,5-2 cm, sono perfettamente circolari e sono presenti in tutta la parte bassa della pianta, specialmente attorno al colletto e sulle radici affioranti. A volte è impossibile rinvenirli in quanto coperti da un sottile strato di terreno.

Sintomi e danni

Piante ospiti: in Lombardia sono stati rinvenuti danni da A. chinensis prevalentemente sulle seguenti essenze: aceri, faggi, betulle, carpini, ippocastani, ontani, noccioli, platani, lagerstroemie, meli e peri.

Sintomi: sono costituiti dai mucchietti di rosura derivanti dall'attività trofica delle larve, dai fori di sfarfallamento e dalle scortecciature provocate dagli adulti quando alimentano sui giovani rametti.

Danni: le larve provocano il danno maggiore scavando le gallerie nel legno per nutrirsi. I Fori da cui esconi gli adulti e legallerie possono fungere da vie d'ingresso per marciumi secondari con conseguente deperimento della pianta.

Controllo

Difesa: il controllo del tarlo asiatico ad oggi è basato sull'abbattimento delle piante colpite e la distruzione di tutto l'apparato radicale con apposite macchine trituratrici. Particolare importanza riveste l'obbligo di incenerimento del legname delle piante abbattute in quanto l'insetto riesce a completare il ciclo di sviluppo anche nel singolo pezzo di legno o radice. Studi finanziati da Regione Lombardia e coordinati dall'istituto di Entomologia agraria dell'Università di Milano e Fondazione Minoprio hanno il compito di verificare l'efficacia di metodi di controllo alternativi basati sull'utilizzo dei mezzi chimici e biologici, purtroppo al momento questi metodi non danno ancora sufficienti garanzie di efficacia.

L'impegno congiunto di Regione Lombardia, amministrazioni comunali e provinciali è volto a circoscrivere il più possibile l'areale di diffusione dell'insetto per salvaguardare le aree verdi cittadine ancora indenni e ridurre l'impatto negativo.

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